di Denise McCann
(traduzione di Chiara Garioni)
Sono
amorevolmente assorta nel trattamento dei bambini e amorevolmente
distaccata dagli adulti. Ho notato che pratico la TCS sui bambini con
continuità assoluta; con gli adulti, invece, interrompo la
Terapia. Al termina di una seduta coi bambini, ho la sensazione di
aver fatto a sufficienza, e che la seduta sia completa; con gli
adulti, al contrario, non sembra mai essere abbastanza ed è
incompleta. Ho cercato di analizzare le mie modalità di
trattamento sui bambini, perché ritengo esse siano la
quintessenza del lavoro con un sistema CS; è il modo più
puro, più istintivo, meno politico di praticare la TCS,
così
ho cominciato a trasferirlo sul mio modo di lavorare con gli adulti.
Credo che il trattamento dei bambini sia il punto di partenza per
trattare veramente gli adulti. Per me è diventato
davvero emozionante trattare gli adulti come tratto i bambini.
La logistica del lavoro sui bambini indica che è necessario identificarsi il più possibile e il più velocemente possibile, perché quella potrebbe essere l’ultima opportunità. Inoltre, tutto quel correre, giocare, persuadere, indica che nessuno ha scritto un protocollo per questo lavoro. Siete abbandonati a voi stessi! Le azioni sono pressoché spontanee ed istintive, benché sempre governate dal principio fondamentale della TCS. Appoggiare le mani, sintonizzarsi, seguire, trattenere e rilasciare – trattare quello che si trova. La TCS è lo strumento utilizzato, tuttavia il modo di praticarla lavorando sui bambini si riconduce alla fiducia nel proprio istinto. Quando lavoro sui bambini non sto lì e ottengo risultati. È una sfida, ma è anche molto divertente, è leggero ma forte, come una lieve brezza fresca che spira in un giorno d’estate, e ti sfiora appena.
L’ultima volta che trattai uno dei miei giovani clienti, Jade, percepii una perfetta risonanza attraverso il tutto il suo essere. Il suo corpo sembrava tanto vicino all’omeostasi quanto non avrei mai immaginato potesse essere. È ancora autistica, sebbene faccia enormi progressi linguistici, alimentari e comportamentali, tuttavia non è questo il punto. Il suo corpo e la sua mente si sono trovati in un punto di omeostasi ed io ho avuto l’opportunità di percepire tutto questo attraverso i miei strumenti di TCS. La sensazione fu incredibile! Guardai suo padre, che si trovava seduto nella stanza, perché ero certa potesse percepire quanto stato sentendo, ma così non era, poiché si trattava della sfera della TCS. “Cosa succede?” domandò. “Assolutamente nulla”, risposi. La sensazione era talmente straordinaria che non potevo che rimanere lì. Era come ascoltare un accordo perfetto, ed io volevo sentirlo ancora per qualche secondo, sebbene sapessi che la mia sola presenza, benché alla periferia del sistema e come mero osservatore, era un’invasione che avrebbe modificato quell’assonanza, così interruppi il trattamento. Lei mi venne tra le braccia e rise con me, giocando e facendomi il solletico.
La purezza del sistema di un bimbo, a prescindere dal tipo di trauma subìto, rimanda una tale qualità nelle vostre mani, che vi augurereste di possederla voi stessi. La colica o la testa a ventosa o qualunque sia la causa del trauma, riescono malamente a camuffare questa sensazione meravigliosa. La prossimità alla scintilla vitale che innestò il seme dal quale sono germinati è ancora così abbondantemente manifesta, sfavillante ed echeggiante lì, nel nucleo del sistema, che quando voi, attraverso il contatto coi sistemi CS, la percepite, il vostro cervello l’interpreta come la quintessenza del sistema craniosacrale. Penso anche ora che sia un privilegio assoluto percepire il nucleo di una persona ad un tale livello ed ancora più unico con un bambino.
Il bambino se ne va sentendosi bene, capace di crescere senza restrizioni. Ritengo che Jade non avrà bisogno di altri trattamenti, finché non si scontrerà con la prossima barriera; allora, sarà sufficiente una traccia data da un po’ di TCS per rimetterla sulla propria carreggiata. La TCS ha aiutato il suo essere a raggiungere uno stadio in cui il corpo può fare quanto necessario per conquistare un equilibrio.
È così che dovrebbe funzionare con gli adulti. Questo è quanto voglio ottenere e dare come adulto/terapista CS, perché è la sensazione più incredibile – difficile da crederete finché non la si sperimenta.
Ebbene, come lavoro coi bambini?
Amo ciascun bimbo che viene da me in maniera totale. Lavoro dalla mia zona di “amore e fiducia”, sono sempre lì, con loro, ogni volta. La mamma si chiede “Il bambino andrà da lei?” e il bambino vola da me, ogni volta: ma perché? Io credo sia perché il mio sistema craniosacrale ha incontrato il suo ancora prima che io appoggiassi le mani.
Non posso dire di essere amorevolmente distaccata dai bambini sui quali lavoro. Quando sono nel mio studio, ne sono sommersa, sono totalmente presente per loro, al 100%. Senza riserve. Sono tuttavia amorevolmente distaccata dagli adulti, posso offrire un ottimo trattamento ad un adulto e contemporaneamente pensare alla persona con la quale andrò al cinema sabato prossimo; ma coi bambini no, loro consumano interamente i miei pensieri, ed io, durante la seduta, offro assoluta continuità di trattamento. Suppongo che il loro impellente bisogno di attenzioni esiga da me tutto questo; per me va bene, possono avere.
Coi bambini, lavoro in maniera estremamente specifica. Dovunque io appoggi la mano, quello è il punto di ingresso nel loro sistema. Da quel punto devo identificare e negoziare i molteplici strati di restrizione all’interno del sistema, tutti contemporaneamente. Tessuto, membrana, osso, nervo, emotivo, mentale, spirituale, fisico, meccanico, shock, dinamiche famigliari ecc., tutto contemporaneamente. So che le restrizioni possono avvenire su di un qualsiasi livello, così come su una combinazione di questi livelli. So che possono essere intra-ossee, fasciali, muscolari o nervose. So che potrebbe trattarsi di una lesione, una compressione, una trazione, ecc., tuttavia queste sono soltanto parole, parole usate dai libri di medicina per descrivere lo squilibrio. Le parole non significano nulla per me quando sono lì e sto trattando. Non isolo le restrizioni ad uno specifico livello, semplicemente le tratto tutte contemporaneamente, a qualsiasi livello sia opportuno in quel preciso istante. Un veloce passaggio mentale attraverso di esse (e anni di esperienza ed istinto) mi dirà quale o quali si stiano mostrando al momento, dove si trovino e come occuparmene. Se devo spostare la mano, o se viene spostata giocando, il trattamento prosegue, ininterrotto, dalla nuova postazione. La continuità è essenziale. Non appena percepisco un cambiamento, mi accorgo di sentire il risveglio di qualcosa che è avvenuto nel corpo istanti prima, e che devo affrettarmi per raggiungere il nuovo punto di focalizzazione del momento, perché si trova molto più avanti di me; per cui proseguo e tratto quel punto o quel livello. La continuità di trattamento dà un’illusione di velocità, sebbene in realtà tu ti stia muovendo soltanto al ritmo giusto per il sistema. Stai veramente seguendo.
Mi occupo di tutte le restrizioni contemporaneamente, muovendomi con delicatezza lungo il corpo, conscia del “brusio” o della risonanza all’interno del sistema. Se ometto qualcosa, allora non risuona. Devo tornare sui miei passi e ri-focalizzarmi, in modo che il corpo proceda alla stessa frequenza. E mentre considero tutti questi livelli, lavoro in maniera totalmente istintiva, quasi inconsapevole di quanto sto facendo.
Per praticare la TCS è necessario seguire veramente il movimento dell’energia nel sistema, prima che la risonanza cambi. Quando lavoro coi bambini, sono perfettamente consapevole che, non appena appoggio le mani su una zona “ferita”, la frequenza/energia/risonanza o come la si voglia chiamare, è già cambiata. La semplice connessione col sistema CS ha già indotto una guarigione, si è già mosso qualcosa. Tu segui e raggiungi la stessa energia un po’ più avanti, in un altro posto, la rincorri, ne segui le tracce, non indugi, semplicemente inneschi il cambiamento – passi oltre – finché l’intero corpo si sblocca e risuona. In questo modo si può ottenere la massima dissoluzione dei blocchi.
I bambini hanno bisogno, tra le altre centinaia di cose, di guide e demarcazioni. Benché io sia lì, con loro al 100%, sono tuttavia molto chiara riguardo a ciò che è mio e ciò che è loro. E non perché io possieda una parte razionale che è sempre in controllo, ma perché percepisco istintivamente che il bambino ha bisogno che io sia così. Ha bisogno che io funzioni per lui su due livelli, per cui agisco di conseguenza. Ho completa fiducia nelle cose che sento. Se mi arriva alla mente il pensiero di un’altra parte “ferita”, immediatamente mi sposto in quel punto, certa che il corpo sia già più avanti di me: tutto ciò che faccio è cercare di raggiungerlo. Indugiare amplifica la “ferita”, una volta innescata la guarigione, perciò, perché attardarsi? Bisogna avanzare e usare la TCS per innescare un altro rilascio e un’altra guarigione da un’altra parte, dove sia effettivamente necessaria. Coi bambini, non si può indugiare, se non avvertono l’intento si rinchiudono. Non ci si può neanche imporre, coi bambini, e questo è un altro motivo per cui non vi lasceranno indugiare inutilmente su una parte dove la guarigione sia già avviata. facendo così, li infastidisci quando.
Ritengo la continuità un fattore molto importante coi bambini. Sento di dover continuare lungo tutto il sistema come una brezza intenzionale, senza interruzioni, permettendo al sistema di proseguire come un insieme completo. Rilasciando l’intero sistema nel suo insieme, in una seduta.
Ritengo inoltre che il trattamento debba essere ripetuto frequentemente, finché il sistema non è in grado di sostenere i cambiamenti nella propria totalità d’insieme. Normalmente lavoro su un bambino per circa 9 – 15 minuti due volte alla settimana, con una media di quattro settimane.
Funziona con gli adulti? Si.
Il mio modo di lavorare coi bambini è molto diverso da quello che utilizzo con gli adulti. Posso praticare un “buon” trattamento ad un adulto e tuttavia vederlo a disagio o irritato per qualcosa che non vuole/non può dirmi. Con i bambini non è così, perché loro o si sentono bene oppure non ti permettono di trattarli. Per quale motivo gli adulti accettano un’imposizione del genere? Sarà forse per l’ambiente, per i traumi, le neurosi, la malattia, chi lo sa? Resta il fatto che l’accettano.
Mi fa pensare ad un matrimonio di famiglia. Ti alzi e balli con tutti i tuoi nipotini, salti, ballonzoli e ti dimeni per tutta la pista da ballo, perché sono soltanto bambini e si divertono da morire, è quello che li rende felici, e nessuno è infastidito se lo fai. Tutti pensano: “È davvero grande a ballare così coi bambini” e questo crea una bella atmosfera. Ma poi, visto che sei la testimone della sposa, devi ballare un foxtrot con uno dei testimoni dello sposo che non conosci neanche molto, tu non sei sicura dei passi e lui non conduce molto bene, ed è un incubo di imbarazzo ed insicurezza.
Stiamo ancora praticando il “foxtrot craniosacrale”, decifrando la matematica del ritmo del foxtrot senza davvero ricordarci che per ballare veramente bisogna farsi prendere dalla musica, dal bisogno di entrambi i ballerini di muoversi al ritmo di questo particolare brano musicale? Il prossimo brano ci farà muovere in modo differente, ed è la nostra volontà di ascoltare come tutto il nostro essere vuole rispondere a quella musica che rende la danza così divertente. Se ascoltiamo davvero la musica ed apprezziamo i limiti e le debolezze del nostro partner, troviamo un modo di ballare con lui, a dispetto della sua rigidità. Si sentirà libero e si accorgerà di saper ballare, avanzando fino a trovare il proprio ritmo con altri partner.
Il fatto che gli adulti, in maniera più o meno inconsapevole, siano disposti a subire delle imposizioni, crea un problema per il terapista CS. Il problema consiste nel fatto che gli adulti sono talmente abituati a proteggersi da intrusioni, illusorie o reali, nel loro spazio personale, che i meccanismi di difesa sono spesso abbastanza sottili da non essere visti o persino confusi con cambiamenti terapeutici. Ai bambini occorre un po’ di tempo per imparare ad usare i sotterfugi, mentre ci fanno sapere in maniera molto più diretta e ovvia quando qualcosa li infastidisce. Con gli adulti, invece, potremmo essere in contatto col sistema, identificare pattern e restrizioni, marea lunga e media, ciò nondimeno, stiamo veramente seguendo? Come possiamo sapere di non essere semplicemente un compagno nella coercizione co-dipendente del sistema? Esiste una maniera schiva - fallimenti per prevenire tutto questo nel trattamento degli adulti e per poter offrire, di conseguenza, trattamenti più efficaci e coerenti?
Io credo che, applicando sugli adulti i principi e le tecniche sviluppate nel lavoro sui bambini, seguiamo veramente il sistema, evitando quindi di imporci involontariamente su di essi.
Probabilmente l’avrete già fatto tutti ed io vi sto solo dicendo cose ovvie. Avete mai lavorato su qualcuno a voi molto vicino, ed è stato il trattamento più brillante che abbiate mai praticato? Si, sicuramente. E poi arriva il Signor Rossi, cliente pagante, e vi ritrovate ad applicare protocolli e routine? L’incanto è svanito.
Vi sono due fattori da considerare: noi naturalmente diamo tutto ciò che abbiamo alle persone che amiamo, e qui non esiste alcun distacco amorevole – ma preoccupazione amorevole! Dubbi e paure volano dalla finestra quando lavoriamo su una persona amata, e vogliamo soltanto aiutarla e amarla e proteggerla, come fosse un bambino!
L’ho notato per la prima volta con mia madre, che amo più della vita stessa. Ogni volta che la trattavo, era il trattamento il più fluente di tutti quelli che avessi mai praticato sugli adulti. Pensavo fosse perché la mamma sa rilassarsi molto bene, ma c’era qualcosa di più. Anche lei mi ama e si affida nelle mie mani come una bimba. Così, ancora una volta mi sono trovata in questa doppia posizione, essere il terapista e lasciare che il mio cuore ed il mio istinto guidassero gli strumenti CS, perché questo è ciò che lei voleva da me, proprio come fanno i bambini. (Mi rendo conto di essere davvero fortunata ad avere un tale affiatamento con la mia famiglia).
Mio fratello era uguale, si sedeva al mio fianco proprio quando avevo poco tempo o quando stavo per andarmene, mi guardava con espressione patetica e diceva: “Denise, puoi fare un “unwind”* al mio pollice?”, oppure: “Denise, mi dai un’occhiata alla mascella? Mi fa ancora male”, esattamente come fanno i bambini. Non puoi dir loro di no, e comunque non volevo negarmi; tutto il resto poteva aspettare. Mio fratello è importante per me. È un dato di fatto incondizionato. Io lo amo e basta.
Le esperienze con i miei famigliari hanno rappresentato il primo passo fondamentale verso la ricerca di un modo per applicare sugli adulti i principi delle mie modalità di lavoro sui bambini. Erano le mie cavie. Qui potrebbero insorgere delle domande riguardo ai limiti relativi al lavoro sui propri famigliari. Personalmente, mi sento favorita dal fatto che le relazioni all’interno della mia famiglia sono talmente facili da consentirmi di mantenere una percezione chiara dei limiti e lavorare su di loro in maniera efficace.
C’è stato un momento in cui mi sentivo davvero in colpa per la breve durata del lavoro che eseguivo su mia madre, che adoro, e su mio fratello, che è il mio migliore amico: 20 minuti, mezz’ora al massimo! Eppure non c’era altro da fare. Io seguivo veramente il sistema finché mi diceva: “è sufficiente!”.
E loro, come si sentivano? Meravigliosamente! Smisi quindi di sentirmi in colpa per delle piccolezze quali il tempo e cominciai ad avere fiducia. Stavo facendo il mio lavoro di terapista craniosacrale, seguivo il sistema, trattenevo le restrizioni, incoraggiavo il rilascio e proseguivo. Funziona.
Ma questo funziona soltanto con le persone che conosciamo ed amiamo o che ci sentiamo in dovere di proteggere, come i famigliari ed i bambini? No, funziona con chiunque. È una tecnica che richiede necessariamente l’uso dell’istinto. Noi conosciamo già i procedimenti, ma non vi facciamo penetrare abbastanza l’istinto. La TCS possiede una qualità misteriosa che stimola troppo spesso nella mente la domanda “ma cosa sto facendo?”. Tuttavia, quando ingaggiamo il nostro stesso istinto sappiamo cosa stiamo facendo e lavoriamo da presupposti totalmente privi di qualsiasi dubbio. Sappiamo che faremo veramente del nostro meglio e che sarà sufficiente. Andrà bene quanto basta. Al posto dei dubbi, scaturisce una forza impensata e la nostra forza dà alla persona che stiamo trattando tutta la sicurezza e lo spazio per risolvere il proprio sistema: e lo facciamo tramite i nostri strumenti CS.
La prima volta che venni “attirata” al di fuori dei miei dubbi e all’interno il mio istinto con un adulto “sconosciuto” fu con Jeff. Il modo in cui venne da me mi disorientò. Sembrava quasi l’immagine omeopatica di “bambino”, cosa che mi stupì, perché aveva 26 anni ed era un sollevatore di pesi. Era un uomo molto grande, un armadio, ma tutto ciò che riuscivo a vedere era un bambino indifeso. Sua madre l’aveva portato dall’ospedale direttamente da me. I sintomi erano dolore costante alla testa, perdita dell’equilibrio, debolezza, capogiri e amnesie. Di mestiere faceva il camionista ed aveva appena passato una settimana in ospedale dove era stato sottoposto ad una profusione di esami per capire per quale motivo perdesse l’equilibrio, tutti senza alcun risultato. Ogni volta che gli ponevo una domanda, volgeva la testa verso la madre perché lo aiutasse a rispondere.
Jeff cominciò ad enumerare altri sintomi. Non riusciva a camminare per strada perché più si allontanava da casa, più perdeva il senso dell’equilibrio ed i palazzi sembravano piegarsi su di lui ed assediarlo, tuttavia se teneva qualcuno per mano, sua moglie, sua figlia o sua madre, andava tutto bene. Non riusciva a guidare perché la vista era annebbiata e si sentiva ovviamente frustrato dall’impossibilità di lavorare, benché sembrava non essere un problema affidarsi alla moglie, alla figlia o alla madre per mantenersi in equilibrio.
La mia percezione, prima di toccarlo, non era fuori dall’ordinario. Non ricordo neppure cosa pensai, ma non appena lo toccai ebbi la sensazione che fosse minuscolo. Un corpo minuscolo, una testa minuscola, come un neonato. L’occipite sembrava essere diviso in quattro parti! Come quello di un bambino! La porzione squamosa tremava ed era anche molto soffice al tatto. Io ritrassi le mani, incredula di fronte a queste sensazioni. Malgrado ciò, non appena le appoggiai nuovamente, la stessa cosa. Quindi mi fidai e restai dentro quell’osso tremante come meglio potei, calmandolo e continuando a rassicurare Jeff dicendo che sarebbe andato tutto a posto, proprio come avrei fatto con un bambino. Egli si alzò sentendosi molto meglio ed espresse attraverso lo sguardo la gratitudine di un bimbo. Erano stati necessari solo pochi minuti di trattamento. Due giorni dopo tornò ed era migliorato molto. Era venuto in città guidando da solo. Questa volta l’occipite era veramente calmo e di nuovo impiegai solo qualche minuto per acquietare il sistema e riequilibrarlo. Trascorremmo molto tempo parlando del modo in cui sollevava i pesi. Penso che la forza dei muscoli del collo, così come l’intensità esercitata su di essi e sull’occipite durante le elevazioni più pesanti avesse effettivamente provocato una lesione all’occipite. Tuttavia, qualunque ne fosse la causa, si presentava come una lesione infantile ed io la trattai come avrei fatto con un bambino, e funzionò. Tornò per un’altra seduta, durante la quale tutto ciò che feci fu sintonizzarmi sulla periferia del sistema ed osservare, come avevo fatto con Jade, ed esso risuonò meravigliosamente. Interruppi la seduta, il lavoro era terminato.
Un altro esempio fu Connor, un commerciante di auto. Era il più grande scettico di tutta la costa orientale dell’Atlantico, una persona con la mente totalmente stressata e con un feroce mal di testa da circa tre mesi. Un altro commerciante di auto gli aveva suggerito di venire da me. Dopo aver tentato svariati metodi per liberarsi dal mal di testa, si era sottoposto ad una risonanza magnetica per scongiurare il pericolo di un tumore. Benché i mal di testa lo infastidissero molto, io sentii che il motivo reale per il quale era venuto da me era che stava per partire con gli amici per un viaggio in moto di una settimana e l’idea di trovarsi in Francia con uno spietato mal di testa non lo attirava per nulla. Mi spostai lungo il suo corpo in maniera “succinta”, seguendo l’energia che si muoveva rapidamente. Sembrava che il corpo fosse un unico, grande nodo, che si arrotolava e avvolgeva fino a raggiungere un punto intorno alla sutura mastoidea sinistra. Il pattern della lesione dava l’impressione di essere un misto di membrana e muscolo. Quando arrivai alla sutura mastoidea, la sensazione fu quella di una membrana ristretta, bloccata e contratta. La seguii e la trattenni. Si rilasciò e si ammorbidì. Io mi sintonizzai su movimento complessivo della membrana, ed era bellissimo, si fletteva ed estendeva con un ritmo splendido ed equilibrato. A quel punto, Connor dormiva. Il lavoro era fatto; io mi ritrassi. Mi sembrava di aver fatto un’unica cosa: individuata la lesione, l’avevo seguita finché non aveva raggiunto il suo completamento. Non c’erano state interruzioni nel trattamento. Non impiegai molto tempo e sentii che la sua testa era immediatamente migliorata. Due giorni dopo si sottopose ad un’altra seduta, poi se ne andò a divertirsi con la sua Harley-Davidson. Non mi dette l’impressione di essere particolarmente infantile, tuttavia, lavorando dai presupposti del mio istinto, superai il timore dei suoi dubbi e fui in grado di fare un ottimo lavoro. Lui si rilassò totalmente, riuscendo a dare al proprio essere il tempo e lo spazio per riequilibrarsi. Avevo applicai la mia tecnica di “trattamento bambini” su questo adulto scettico ed aveva funzionato. Si sentì meglio e questo è ciò che conta: non batté ciglio persino quando pagò per un trattamento durato effettivamente solo qualche minuto.
L’istinto femminile è nutritivo, generoso e amorevole. L’istinto maschile è protettivo, energico ed altrettanto amorevole. Ai bambini sono necessari entrambi e la terapia craniosacrale ha bisogno che noi lasciamo emergere questi istinti usandoli di più. Questa folle società in cui viviamo fa del proprio meglio per rimuovere queste qualità, cercando di costringerci ad affidarci completamente alla scienza ed alla tecnologia. Non dobbiamo consentire a noi stessi di farlo.
Non sto assolutamente dicendo che tutti devono lavorare come me. Io racconto semplicemente quanto mi è accaduto nel momento in cui ho cambiato il mio modello di base. Invece di permettere al modo in cui tratto gli adulti di guidare il modo in cui tratto i bambini, ho fatto l’opposto; scommetto quanto volete che voi state già facendo così, magari senza averlo elaborato a parole.
Per trattare gli adulti come si trattano i bambini, è necessario far emergere l’istinto in modo più consistente. Tutto questo enfatizza il trattamento e rafforza il terapista. Aiuta a sbarazzarsi di dubbi e paure, così da permetterci di trattare qualsiasi sistema craniosacrale nel modo più puro e con la massima efficacia.
All’inizio Il cambiamento può sembrare un po’ insolito, ma esprime il passaggio dall’esecuzione di buoni trattamenti alla pratica di trattamenti eccezionali.
*
“Unwinding” è una specifica modalità
craniosacrale
che verrà approfondita nel corso di formazione craniosacrale